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“Conocchia” è il soprannome dato dai cittadini di Carbognano a questa scala elicoidale che un tempo univa direttamente la piazza principale del paese all’Archivio e alla Domus Comunitatis e che oggi fa parte dell’edificio comunale. La scala era in passato anche conosciuta come “la fabbrica della lumaca”.
SCALA DELLA "CONOCCHIA" O DELLA" LUMACA"
LA STORIA
La realizzazione della monumentale scala a chiocciola, che ancora oggi rimane imperiosa a decoro del palazzo comunale di Carbognano, venne concepita all’interno dell’intero progetto dell’edificio, rivelandosi ancora oggi la punta di diamante dell’intera costruzione.
La scala, realizzata all’interno della torre dell’orologio, permetteva di accedere dalla attuale piazza del Comune ai locali superiori del palazzo, la Domus Comunitatis, l’Archivio, nonchè allo stesso orologio.
Era proprio questa la funzione che doveva avere quando venne concepita e realizzata, quella di collegamento tra la piazza e il palazzo, ma oltre a questa funzione forniva soprattutto il giusto decoro alla neonata struttura dell’edificio, in tutta la sua magnificenza.
Il libro dei Consigli Comunali e quello delle Entrate e delle Uscite del Camerlengo della Comunità di Carbognano ci testimoniano, agli inizi del XVII secolo, tutta una serie di spese relative alla fabbrica del palazzo e nello specifico, dal 1606, le spese relative alla realizzazione della scala.
L’11 maggio di quell’anno la fabbrica della scala era già stata avviata: “Adi 11 de Maggio 1606. Ho dato a Mastro Philippo et Desiderio scarpellini per la mercede di haver messi li scalini della lumacha scudi dodici et 50 dico…”. Oltre a rivelarci i nomi degli scalpellini che avevano realizzato e montato gli scalini della scala, ci viene comunicato il nome con cui denominavano la forma della scala: quella della “Lumaca” , visto la similitudine dell’andamento elicoidale che forma il guscio della chiocciola. Quindi per la prima volta si menzionava la definizione della “Lumaca” in relazione alla fabbrica.
Ancora ad agosto il Camerlengo così annotava: “Adì 31 Agosto, Ho dato in doi pasti per il sig. Mario Villani che venne a Carbognano d’ordine del Viceprincipe per la causa della lumacha della fabbrica jiuly sessantacinque in tutto dico …”.
Nello stesso anno troviamo altre 2 annotazioni riguardanti i pagamenti fatti sempre agli stessi
scalpellini impiegati per la realizzazione: “Ho dato a Mastro Filippo scarpellino di Viterbo scudi 4…”; ”Ho dato a Mastro Filippo e Desiderio scarpellini per la mercede di avere messi li scalini della lumaca scudi 12-50”
Due anni dopo (1608) venivano registrate le spese per il viaggio da Roma a Carbognano dell’architetto, che è continuamente citato dall’inizio dei lavori del palazzo: “Ho dato a Biagio mandato a Roma con il cavallo per pigliar l’architetto…”. Ancora più significativa è l’altra annotazione: “Ho dato in sei pasti per Gaspare Guerra architetto venuta da Roma e pasti doi uno per Mastro Filippo scarpellino e uno per Scipione … venuti per servizio della comunità”.
Sono citati insieme per servizio della Comunità lo scalpellino utilizzato per la costruzione della scala (Filippo Scalpellino di Viterbo), e l’architetto Gaspare Guerra da Roma.
Ancora a maggio dello stesso anno: “Adì 23 de Maggio 1608 Ho speso in sei pasti per Mastro Gaspare Guerra architetto venuto da Roma”.
La continuità della presenza dell’architetto Gaspare Guerra, con i sei pasti testimoniati dalla nota, ci forniscono indicazioni che possono far ipotizzare allo stesso la paternità della fase progettuale della scala.
Prima del mese di giugno dell’anno successivo (1609) si parla ancora al presente relativamente ai lavori della scala in due note distinte: “Ho speso e dati alli scalpellini di Viterbo che fanno la scala della lumaca a buon conto”;
“Ho speso e dato alli scarpellini di Viterbo che fanno la scala della lumaca a buon conto”.
Queste annotazioni relative ai pagamenti per la realizzazione della scala della Lumaca ci fanno capire che i lavori non erano ancora conclusi. Da questo anno in poi scompaiono le note relative alla fabbrica della Lumaca.
La monumentale scala, che ancora oggi è posta a decoro dell’entrata del palazzo Comunale nella torre dell’orologio, venne realizzata quindi tra il 1606 e il 1614, ad opera di scalpellini viterbesi Filippo e Desiderio, su progetto, con molta probabilità dell’architetto Gaspare Guerra.
Nel 1614 l’ennesima annotazione ci consegna definitivamente assodata la testimonianza della fabbrica della scala realizzata contestualmente in seno alla fabbrica del palazzo e facente parte dello stesso palazzo “Ho dato a Mastro Pietro Grosso per accomodare un cancano della porta della lumaca della casa della comunità”. La Lumaca della Casa della Comunità non lascia più dubbi. La scala era stata realizzata per il palazzo con la sua connotazione architettonica che seguiva l’esempio delle grandi opere manieriste (il Vignola a Palazzo Farnese di Caprarola (1560) e il Mascherino al Quirinale (1583/84), e si poneva prima delle grandi opere barocche di Roma con Flaminio Ponzio a santa Maria in Trastevere (1613), e il Borromini al palazzo Barberini (1634).
Nel XX secolo la scala della Lumaca venne decorata a metà percorso con il busto marmoreo di Vittorio EmanueleII.
Nell’insieme la scala, pur subendo alterazioni e restauri nel tempo, ha mantenuto le sue caratteristiche architettoniche ben in mostra nell’imponenza della sua mole.
DESCRIZIONE
Un Portale al N° 23 della piazza del Comune dà accesso alla bellissima scalinata.
La scala della fabbrica della Lumaca è alta 15 metri ed è formata da 71 gradini di nenfro che si sviluppano lungo un asse verticale con un andamento elicoidale seguendo il concetto della vite senza fine. La scala realizzata all’interno della torre dell’orologio permetteva di accedere dalla attuale piazza del Comune ai locali superiori del palazzo, la Domus Comunitatis, l’Archivio, nonché allo stesso orologio.
Giunti a metà percorso raggiungiamo il piano degli attuali uffici comunali: Segreteria, Protocollo, UfficioTecnico e del Sindaco. Sulla destra, dentro una nicchia rettangolare, è posto a decoro della scalinata il busto in marmo di Vittorio Emanuele Re d’Italia (XX secolo). Il percorso della scala continua fino all’ultimo piano dove si raggiunge il vano dove è collocato l’orologio Comunale, ambiente che nel passato era necessario per la sua cura.
Indirizzo: Piazza del Comune, 23.
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Fonti inedite
Archivio Storico Comunale di Carbognano, Serie Antico Regim: 2/2; 2/3; 2/4; 2/5; 2/6; 2/7; 2/8; Atti Deliberativi – Libri dei Consigli. = ASCC, SAR, AD – LC
Archivio Storico Comunale di Carbognano, Serie Antico Regime: 7b/2; 7b/3, Libro delle Entrate e delle Uscite del Camerlengo. = ASCC, SAR, LEUC















